giovedì 7 giugno 2007

VIVA LA RAI!


Sembra che quando si comincia a vivere di ricordi e cioè si debba guardare più al passato che al futuro le prospettive per il domani non siano molto rosee.

Mi conforta il fatto che quel passato a cui mi riferisco non sia poi così lontano, e che quindi si tratti più che altro di un guardarsi in dietro per cercare di ritornare in carreggiata.
In effetti la mia idea è più che altro che ci si trovi in un momento di sbandamento più che in una crisi senza soluzione.

Ho riattivato il mio vecchio video-registratore e così per rinfrescare la memoria ho rivisto la cassetta della finale del Concorso Callas al Teatro Regio di Parma nel 2000.

Una competizione internazionale che, fra quasi 800 iscritti, premiava le voci verdiane emergenti. Una serata maginifica! Una giuria assortita benissimo con celebri cantanti (Raina Kabaivanska, Magda Olivero e Fedora Barbieri), un direttore celeberrimo come Nicola Rescigno , il regista Gregoretti, il musicologo Cappelletto, Bruno Cagli etc… Presentava Michele Mirabella ed alla fine del primo giro di esibizioni dei candidati (alcuni di loro hanno poi fatto una bella carriera), un siparietto con il consigliere d’amministrazione RAI Vittorio Emiliani!
Non potevo credere ai miei occhi!
Un consigliere d’amministrazione RAI che affermava di essersi reso conto che la didattica del canto in Italia stesse attraversando un momento di crisi. La qualcosa veniva confermata dalla presenza di ottime voci italiane per qualità ma spesso non adeguatamente preparate tecnicamente o peggio maleducate in modo tale da, eventualmente, comprometterne il futuro.

La RAI quindi, oltre al concorso (per il quale erano stati spesi quasi due miliardi delle vecchie lire), aveva destinato 100 milioni di lire in borse d studio, proprio per supportare le voci di talento. Un discorso di una lucidità disarmante. Un consigliere RAI odierno potrebbe far mai un discorso del genere??? E’ possibile che in sette anni si sia passati da un supporto simile alla cultura al sostegno di tv spazzatura, fictions e sit-coms? Forse la risposta ce l’ho: non ricordo che allora si parlasse in maniera così spasmodica di AUDITEL e che la TV non fosse totalmente comandata dalla pubblicità.
Ancora il modello televisivo DE FILIPPI non imperversava. Riusciremo a liberarcene ed avere un vero servizio televisivo pubblico che esprima la vera identità italiana?

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